Premessa: l’acqua non è mai stata il mio elemento naturale! Imparato a nuotare in modo abbastanza traumatico (lanciata da un gommone da mio nonno al grido: nuoootaaaaa!), mai riuscita a gestire il naso (con conseguenti bevute e sensazione di soffocamento da puro panico), terrore assoluto quando non intravedo il fondo…il famoso affascinante misterioso blu mi immobilizza.

Quindi la domanda è: come diavolo mi sono lasciata convincere a fare il corso Open Water, alle Maldive? Io, un punto quasi invisibile nel mezzo dell’Oceano Indiano…acqua, acqua e ancora acqua!!!

Ed ecco la risposta: metti insieme un gruppo di amici che sono la fine del mondo, a bordo di uno yacht da urlo, con due istruttori (uno in particolare, Irene) con una pazienza biblica e un’energia contagiosa, aggiungici l’entusiasmo di un viaggio desiderato da tempo e spadella il tutto spolverando con abbondante incoscienza tritata finemente. Et voilà! In men che non si dica ti ritrovi su un dhoni, tentando di indossare una muta che ti fa sentire Eva Kant e cercando di imparare la check list di un equipaggiamento di cui ignori ogni singola caratteristica super tecnica.

Momenti topici indimenticabili:

passo dell’anatra per tuffarsi tutti ‘bardati’ in acqua, dove la sottoscritta poi si ritrovava a starnazzare proprio come un’anatra nel tentativo di gestire boccaglio, maschera, posizione, gav e chissà cos’altro!

‘Tolgo la maschera, metto la maschera’…sott’acqua, ovviamente! Vi assicuro che non ho la minima idea di come sia stato possibile riuscirci e ho l’assoluta consapevolezza che non saprei ripeterlo. Irene mi ha confessato solo al rientro che era certa non ce l’avrei fatta!

Assetto con corrente…ossia nessun assetto! Grazie Irene per avermi agganciato un piede evitando che volessi via!

Non perdere mai di vista il tuo compagno…Certo! Se non fosse che il tuo compagno ha una dimestichezza in acqua da far invidia a un delfino e che quando ti guardi attorno per individuarlo scopri che sta fluttuando al ritmo di Staying alive!

Tabelle di decompressione, queste sconosciute. Lo ammetto: mission impossible, la vendetta! Non affidatemi mai e poi mai i calcoli.

MA, dopo aver superato momenti di puro terrore e insicurezze primordiali non dimenticherò mai gli squali addormentati sul fondo della mia prima immersione a 18 metri, l’anemone di mare con un micro Nemo più spaventato di me (se possibile!), le capriole sul fondo di sabbia bianchissima dopo aver superato ‘togli la maschera, metti la maschera’, la luce sopra di noi che rendeva tutto ovattato e lontano…E il silenzio, quel meraviglioso incredibile surreale silenzio che ti avvolgeva facendoti ritrovare parti di te che credevi perse per sempre.

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